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Grazia Deledda nasce a Nuoro il 27 settembre 1871 e muore a Roma nell’agosto 1936. Era fortemente legata alla natura e alla società della sua Sardegna, ma oltre a questo nutriva un forte interesse per la lettura e inoltre cominciò a scrivere e a spedire le sue prime novelle ai giornali. Dal 1889 iniziò a collaborare a La Sardegna e ad altri quotidiani sardi. Nel 1892 fu coinvolta per la prima volta in un progetto nazionale che riguardava il folklore locale: i suoi materiali apparvero in rivista e poi in volume. Nello stesso anno uscì il romanzo Fior di Sardegna al quale seguirono Anime oneste e La via del male, ma continuò anche ad approfondire i suoi temi caratteristici che coinvolgevano fortemente la sua isola, nacquero così altri romanzi, novelle e poesie. Nel 1900 sposò un funzionario del ministero e si trasferì con lui a Roma, ma qui visse sempre appartata (fatta eccezione per il premio Nobel ritirato nel 1926 a Stoccolma). Tra i suoi romanzi ricordiamo Elias Portolu al vento (1903), Marianna Sirca (1915), L’incendio nell’uliveto (1918), e la sua autobiografia, Cosima, che uscì postuma nel 1937.

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